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OfficineOscene
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Cos’è l’osceno? Infinita scarica che piega le gambe, che m’interrompe il respiro, mi massacra il cervello…l’osceno nascosto sotto i miei occhi.L’osceno, l’ultima spiaggia della sessualità, del racconto animato. L’osceno, ultima forma d’arte assoluta. In un tempo dove la pornografia è spezie quotidiana del vivere, assoluto ingrediente dell’esistere. Pornografia dell’anima, pornografia dell’accaduto. Ovunque la pornografia oscura ogni nostro peccato, oscura ogni forma di violenza amorosa, cancella ogni forma d’arte assoluta. La pornografia del contemporaneo. Ogni forma e pensiero è pornografica, cancellando in modo inesorabile la conoscenza dell’osceno. L’osceno è oramai nascosto, celato, rubato. Tutto è retorica pornografica. Letteratura erotica da impiegati statali, materiali masturbatori per militanti diessini. Il cinema hardcore che dimentica la sua funzione primaria e assoluta: lo svelamento continuo del desiderio animale. Solo una cascata di fotogrammi senza senso, senza logica erotica, un inseguire continuo d’atti penetrativi, senza colpire il cuore. Retorica militante. Il cinema hardcore prima era una epifania dell’osceno, il dire e il fare rivoluzionario. Il sesso, il corpo, l’atto sessuale come metafora del vivere e della libertà. Il cinema hardcore parlava al nostro nascosto, urlava forme di autodeterminazione. Ora assume forme da “format”, fiction per elettori italioti. Dai lettori dvd, le immagini pornografiche tappezzano le case della borghesia progressista del paese. Si mescola alla pornografia della ruchetta, la pornografia delle pennette alla vodka, alla pornografia del pachino. E come il pomodoro riveste e nutre le nostre solitudini. Voglio scoprire, ricercare il valore assoluto dell’osceno. Voglio vibrare all’infinito. Voglio il colpo al cuore finale. Tristan Tzara è osceno. Il futurismo è osceno. Pasolini è osceno. Jacopetti è osceno. Bava è osceno. Di Leo è osceno. Citti è osceno. Rondi è osceno. D’Amato è osceno. Cavallone è osceno. Bene è osceno Oggi è tutto pornografico. Retorico. Banale. Ovvio. Come la faccia di Prodi. Pornografica nella sua inutilità.
